Da 750 mila a 330 mila euro. Tre aste pubbliche andate deserte. Un progetto di studentato universitario accantonato. E oggi, dopo anni di occasioni mancate, l'Amministrazione deve ammettere di dover valutare un "Piano A" e un "Piano B" per il futuro dell'immobile di via Cravero. Una situazione che per l'opposizione è il simbolo di una gestione improvvisata del patrimonio pubblico e che riapre una domanda tanto semplice quanto scomoda: esisteva davvero una strategia oppure si è navigato a vista?
È da questo interrogativo che nasce la nuova offensiva politica di Progetto Caselle 2027, che ha depositato un'interrogazione urgente al sindaco chiedendo conto di una vicenda che, numeri alla mano, rischia di trasformarsi in uno dei casi più controversi della legislatura. Al centro del dibattito non c'è soltanto il fallimento della vendita dell'ex sede dell'Anagrafe e degli Uffici Tecnici, ma soprattutto la rinuncia a un progetto che avrebbe potuto portare finanziamenti pubblici, nuove entrate per il Comune e una presenza stabile di studenti universitari sul territorio.
Le dichiarazioni del sindaco e i dubbi dell'opposizione
A far discutere sono state anche le dichiarazioni rilasciate dal sindaco. In quell'occasione il primo cittadino ha spiegato che, preso atto della mancanza di interesse del mercato, l'amministrazione starebbe valutando soluzioni alternative.
«Abbiamo un piano A e un piano B che valuteremo attentamente», ha dichiarato il sindaco, precisando però di non voler «spendere soldi tanto per spendere».
Parole che, secondo il capogruppo di Progetto Caselle 2027 Endrio Milano, rappresenterebbero la conferma di una gestione priva di una programmazione chiara. Milano sostiene infatti che il Comune abbia affrontato negli ultimi anni la questione dell'immobile senza una visione definita e senza una strategia strutturata di valorizzazione del patrimonio pubblico.
Il nodo dello studentato universitario e i fondi PNRR
Al centro della contestazione politica vi è soprattutto la scelta di abbandonare il progetto di trasformazione dell'edificio in studentato universitario.
Secondo Progetto Caselle 2027, il Comune avrebbe avuto l'opportunità di intercettare risorse previste dal PNRR, ottenendo un contributo statale pari a circa 20 mila euro per ogni posto letto realizzato.
La candidatura dell'immobile di via Cravero era stata effettivamente approvata dal Ministero dell'Università per venti posti letto. Secondo i calcoli, quindi, il progetto avrebbe consentito di ottenere circa 400 mila euro di finanziamenti pubblici, oltre ai successivi introiti derivanti dalle locazioni agli studenti, stimati in circa 90 mila euro annui.
Per Milano non si tratta soltanto di una questione economica. L'insediamento di studenti universitari fuori sede avrebbe potuto rappresentare un elemento di vitalità sociale e culturale per Caselle, creando nuove opportunità per il commercio locale e per il tessuto urbano.
Una scelta politica che continua a dividere
La maggioranza, tuttavia, ha scelto di non proseguire lungo questa strada. Una decisione che, a distanza di tempo e dopo il triplice fallimento delle aste, continua ad alimentare interrogativi e critiche.
Progetto Caselle 2027 ricorda inoltre come il tema dello studentato avesse raccolto interesse anche tra i cittadini, richiamando un sondaggio promosso sui social che avrebbe registrato una significativa partecipazione favorevole all'iniziativa.
Da qui la richiesta di fare piena luce sulle motivazioni che hanno portato all'abbandono del progetto e sulle alternative che l'amministrazione avrebbe oggi intenzione di perseguire.
Le quattro domande al sindaco
Nell'interrogazione protocollata il 31 maggio, Milano chiede formalmente all'amministrazione di chiarire: in cosa consistano concretamente il cosiddetto "Piano A" e il "Piano B" annunciati dal sindaco; quale strategia sia stata effettivamente seguita fino a oggi per l'immobile di via Cravero; se possa essere esclusa qualsiasi ipotesi di danno erariale legata alla gestione della vicenda, anche alla luce delle recenti modifiche normative introdotte dalla Legge 1/2026; se non sia opportuno aprire un confronto pubblico con il Consiglio comunale e con la cittadinanza sul futuro degli immobili comunali già svuotati o destinati a esserlo nei prossimi anni.
Una questione che va oltre via Cravero
La vicenda dell'ex anagrafe e degli uffici tecnici non riguarda soltanto un singolo edificio. Dietro il caso via Cravero emerge infatti una questione più ampia: quale modello di sviluppo e quale strategia patrimoniale intende adottare Caselle per i propri immobili pubblici?
Dopo tre aste andate deserte e anni di dibattito sul possibile studentato universitario, la richiesta di chiarezza avanzata dall'opposizione appare destinata a riaprire un confronto politico che potrebbe coinvolgere non soltanto il Consiglio comunale, ma l'intera comunità casellese.

