Mar, 23 Lug, 2024

Agrivoltaico? Non grazie. Lorenzetti del Club Amici della Vauda «un'assurda idea di presunta compatibilità ambientale»

Agrivoltaico? Non grazie. Lorenzetti del Club Amici della Vauda «un'assurda idea di presunta compatibilità ambientale»

Con il termine agrivoltaico si intende l’unione tra agricoltura e fotovoltaico, una modalità innovativa e secondo molti esperti promettente per sfruttare al meglio e contemporaneamente le risorse della terra e dell’energia solare. E' una pratica che implica l’integrazione di impianti fotovoltaici all’interno di aree agricole, permettendo così una doppia utilizzazione.

Tutti d'accordo? Niente affatto Ezio Lorenzetti vicepresidente Club Amici della Vauda  di Lombardore, spiega perchè.

«Oggi sembra andare particolarmente di moda l’idea dell’agrivoltaico, ossia quelle installazioni di pannelli solari che permetterebbero le colture al di sotto degli impianti. Crediamo necessario portare un poco di razionalità in questa assurda idea di una presunta compatibilità ambientale di questi impianti. Tralasciamo per il momento, quanto distruttiva per l’ambiente, sia l’estrazione dei materiali necessari al manufatto e quanto lo sia il suo smaltimento, concentriamoci solo sull’installazione e il periodo durante il quale i pannelli saranno produttivi».

E l'elenco dei contro non è certo breve «viene scelto un terreno agricolo, e su di esso, utilizzando strade bianche, passeranno dei camion che trasportano il materiale da installare. Strade che percorse da automezzi che trasportano grossi carichi, rimarranno per sempre distrutte anche perché continueranno ad essere utilizzate per la manutenzione dell’impianto stesso. Verranno costruiti in calcestruzzo tutti i ripari per le apparecchiature necessarie al trasferimento di energia, dai pannelli alla linea elettrica, sempre all’interno del terreno agricolo. Verranno interrati i cavidotti per il trasporto dell’energia creando terra di risulta che ovviamente sarebbe fertile se lasciata al suo posto».

E già questo basterebbe a far riflettere sulla possibile ed immaginaria convivenza tra terreni agricoli produttivi e difesa dell'ambiente Ma c'è di peggio.

«Una volta compiuto questo scempio, cosa possiamo osservare? Un terreno ombreggiato che sviluppa una forte umidità dovuta alla mancanza di sole e all’innalzamento della temperatura dovuta ai pannelli solari. Il microclima così modificato, influirà sulla flora e sulla fauna che sino ad allora rappresentavano la biodiversità tipica di quei luoghi. Probabilmente la mobilità stessa degli animali selvatici, verrà contrastata ed i pannelli costituiranno un grave problema per l’avifauna che potrebbe scambiare l’impianto per una distesa d’acqua con conseguenze anche mortali».

E se tutto ciò non bastasse ancora a rivedere e riflettere sul sistema dell'agrivoltaico ci sono anche i danni per chi deve o meglio dovrebbe, coltivare quel terreno.

«Infatti, quella selva di pali necessari a sostenere le strutture che ospitano i pannelli, non consentiranno di manovrare i macchinari agricoli necessari alla coltivazione. Inoltre, viste le precedenti considerazioni, si capisce che quel terreno non sarà mai più produttivo. Le considerazioni finali alla luce di quanto esposto, ci portano a considerare anche questo tipo d’impianti, distruttivi per il suolo tanto quanto gli impianti a terra. L’agrivoltaico è a nostro parere, un tentativo di raggirare l’ostilità delle popolazioni locali sul consumo di suolo dovuto alle installazioni a terra, tentativo che per quanto ci riguarda è fallimentare. Non siamo contro il fotovoltaico, pensiamo che lo si debba utilizzare su tutte le tipologie di tetti, sui terreni irrimediabilmente persi come le cave, gli enormi posteggi, insomma laddove non ci sia un ulteriore distruzione di suolo».

E ancora, secondo Lorenzetti va considerato il danno economico perchè «diminuendo la produzione agricola dovuta alla diminuzione di terreni coltivabili, saremo costretti ad importare ciò che ci mancherà rivolgendoci a mercati di paesi dove le attenzioni all’utilizzo di prodotti dannosi alla salute, non sono ai livelli standard che utilizzano i nostri agricoltori, provocando così due danni, uno economico e l’altro di salute».

E, allora qual'è la ricetta ambientalmente più corretta per sopperire alla carenza di energia?

«I problemi del fotovoltaico per un utilizzo che consenta di essere importante nell’erogazione energetica soprattutto in momenti in cui la richiesta d’energia è forte, sono legati alla superficie che dovrebbero occupare questi impianti e alla loro mancanza di continuità nella produzione elettrica, senza sole non si produce» e a questo proposito Lorenzetti non ha dubbi «meglio pensare, soprattutto per il settore industriale e della ricerca,  al nucleare di quarta generazione che viene riconosciuto anche dall’UE tra le energie pulite e che può assorbire tutti i picchi di consumo energetico con assoluta continuità» e conclude «bisogna spingere sulla ricerca, però, è necessario utilizzare nuovi materiali o nuovi sistemi di produzione energetica, per lo smaltimento».

Credits: https://it.wikipedia.org/wiki/Agrivoltaico

 

 

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