Il Salone Internazionale del Libro di Torino non è soltanto una manifestazione culturale: è un luogo dove le idee diventano visione collettiva. E quest’anno, tra i corridoi della più importante fiera editoriale italiana, a parlare con forza sono stati soprattutto i giovani.
Futuro, amore, pace, rispetto, sostenibilità, inclusione, empatia, fiducia, coraggio. Non slogan costruiti a tavolino, ma parole scelte una ad una da oltre 130 studenti e studentesse delle scuole superiori torinesi, protagonisti di un intenso progetto video promosso dalla Città metropolitana di Torino per il Salone del Libro 2026.
Un racconto collettivo che parte dal tema della XXXVIII edizione, Il mondo salvato dai ragazzini, ispirato all’opera di Elsa Morante, e che restituisce il ritratto di una generazione spesso descritta superficialmente, ma capace invece di esprimere una visione lucida, sensibile e profondamente umana del presente.
Un video-manifesto per raccontare la speranza
Proiettato sul maxi schermo accanto alla celebre Torre dei Libri di Confino, il video raccoglie i volti, i gesti e i messaggi di 132 ragazzi e ragazze provenienti da 13 istituti superiori di Torino. Ognuno di loro mostra un cartoncino con una parola, un simbolo o un disegno legato all’idea di “salvezza del mondo”. Poi quel cartoncino viene lasciato cadere, creando una sequenza visiva poetica e simbolica: un passaggio di testimone tra generazioni, un invito alla responsabilità condivisa.
«Partendo dal tema della XXXVIII edizione del Salone Il mondo salvato dai ragazzini ispirato all’opera di Elsa Morante, abbiamo scelto di raccogliere i messaggi di ragazzi e ragazze da proiettare nel maxi schermo accanto alla famosa Torre dei Libri di Confino», spiega la consigliera metropolitana delegata all’istruzione Caterina Greco.
La scuola come laboratorio di futuro
A rendere ancora più autentico il progetto è il coinvolgimento diretto degli spazi scolastici. Laboratori artistici, aule tecniche, corridoi, ambienti professionali e creativi diventano parte integrante della narrazione visiva. Non semplici sfondi, ma luoghi vivi dove ogni giorno si costruiscono competenze, relazioni e identità.
«Ogni scuola ha portato nel video la propria identità: laboratori, aule, spazi creativi, ambienti tecnici e professionali sono diventati parte della narrazione. Il risultato è un mosaico di competenze, linguaggi e sensibilità diverse, capace di restituire la ricchezza del sistema scolastico metropolitano e il ruolo centrale che la scuola ha nella costruzione del futuro», aggiunge Greco.
Hanno partecipato al progetto: l’ITIS Giovanni Plana; il Liceo Classico e Musicale Cavour; l’Istituto Professionale Giuseppina Colombatto; l’IPSIA. Dalmazio Birago; il Primo Liceo Artistico; l’IIS Albe Steiner; l’IIS Romolo Zerboni; l’IIS Bodoni-Paravia; il Liceo Classico e Linguistico Vincenzo Gioberti; il Liceo Artistico Statale Aldo Passoni; l’IIS. Jacopo Beccari; l’Istituto Tecnico Tecnologico Statale Carlo Grassi; il Liceo Scientifico Gobetti Marchesini Casale Arduino.
Le parole che raccontano una generazione
C’è qualcosa di profondamente significativo nelle parole più ricorrenti scelte dagli studenti: futuro, speranza, dialogo, bellezza, comunicazione, cultura. In un tempo segnato da conflitti, crisi ambientali e incertezze sociali, i giovani torinesi sembrano indicare una direzione precisa: costruire invece di dividere, ascoltare invece di urlare, prendersi cura invece di consumare.
Il video diventa così molto più di un contenuto istituzionale. È un manifesto generazionale che restituisce fiducia nella capacità dei ragazzi di immaginare il domani. E forse è proprio questo il messaggio più potente del Salone del Libro 2026: il futuro non si salva senza la voce dei giovani.
Il video completo è disponibile sul canale ufficiale YouTube della Città metropolitana di Torino.

