Comunemente conosciuta con il nome di “ Battaglia di Solferino e San Martino “, fu l’episodio più significativo e quello finale, della campagna militare nota come “Seconda Guerra di Indipendenza” combattuta dal Piemonte e l’Impero di Francia contro l’Austria per il possesso della Lombardia occupata dagli austriaci.
L’importanza dello scontro tra due armate che quasi per caso si trovarono a combattere su di un fronte lungo circa venti kilometri, fu amplificato dalla durezza degli scontri che coinvolsero circa 200.000 soldati dei vari eserciti su di un totale di 320.000 effettivi presenti con le rispettive riserve.
Dopo gli scontri tra alleati ed austriaci avvenuti nelle precedenti settimane a Magenta e Melegnano dove i franco-piemontesi ebbero la meglio sui contingenti nemici, improvvisamente alle ore 07,00 del mattino del 24 giugno 1859, un reparto di esploratori piemontesi partito alle 03,00 del mattino in avanscoperta sul territorio che costeggia il lago di Garda, viene in contatto con un reparto austriaco accampato nei pressi di una collina antistante l’abitato di San Martino: quello che accadde da quel momento in avanti è raccontato in centinaia di testi vergati nel tempo che ripercorrono con dovizia di particolari lo scontro militare forse più cruento combattuto sul suolo italiano nei suoi lunghi secoli di storia.
Il 24 giugno 1859: la giornata decisiva della battaglia
Re Vittorio Emanuele II e il figlio primogenito Umberto il generale sardo Mollard
È forte in molti di noi ancora oggi la volontà ricordare e raccontare la giornata del 24 giugno di quel 1859 che vide la trasformazione del verdeggiante, tranquillo ed ameno territorio che si staglia tra le alture dei villaggi di San Martino e Solferino in un girone infernale dove decine di migliaia di uomini trovarono la morte, altri feriti, mutilati, segnati per sempre dall’atrocità di un evento che nessuno si sarebbe mai immaginato potesse avvenire in una giornata baciata dal caldo sole di una timida estate che faceva capolino tra i vigneti di uva Lugana che incorniciavano i rilievi collinari che dolcemente scendevano fino ad arrivare alle sponde del lago di Garda dove l’abitato di Sirmione da sempre è li ad aspettarti con la sua storia e le sue antiche mura.
Ma oltre al territorio, ai villaggi, alle tante cascine coinvolte loro malgrado negli scontri, gli stessi cimiteri trasformati in momentanee difese trincerate, le frazioni isolate che divennero roccaforti occasionali degli eserciti in lotta, abbiamo il dovere di ricordare gli uomini che parteciparono a quella battaglia trasformata in mattanza e ricordata per l’occasione dallo svizzero Henry Dunant che in quei giorni, per pura sorte, si trovò ad assistere al devastante spettacolo che solo una guerra è in grado di partorire: dal suo resoconto conosciuto ormai in tutto il mondo con il titolo “Un Souvenir de Solferino”, nascerà la consapevolezza di dover fornire una adeguata assistenza sanitaria ai soldati, a prescindere dal colore delle loro divise, dando lo spunto essenziale che porterà alla nascita della Croce Rossa Internazionale in quel di Ginevra nel 1863, città che darà il nome alla stessa “Convenzione” nella speranza di umanizzare sul piano etico attraverso una serie di regolamenti il dramma e le sofferenze delle guerre.
Henry Dunant, Solferino e la nascita della Croce Rossa
Re Vittorio Emanuele II e il suo stato maggiore osservano i combattimenti
Venuto a conoscenza di una complessa ricerca storica su archivi multimediali che è servita per portare alla luce i tanti nominativi dei giovani volpianesi che parteciparono quei giorni alla battaglia, abbiamo oggi la possibilità di inquadrare i loro nomi anche nei ruoli che gli stessi ebbero nelle guerre per l’indipendenza italiana negli anni 1848, 1859, 1866, la guerra di Crimea 1855 e la fase risorgimentale del 1860 con la lotta al brigantaggio post unitario fino alla presa di Porta Pia nel settembre del 1870 ad opera dei bersaglieri di Cadorna.
Qui di seguito cerco di riportare in sintesi le operazioni militari di cui furono protagonisti i soldati dell’esercito Sardo al comando di Vittorio Emanuele II presenti il giorno 24 sul campo di battaglia, tralasciando gli scontri che videro protagonisti i francesi e gli austriaci, avvenuti con particolare violenza a Solferino e che determinarono di seguito l’esito della battaglia a favore degli alleati.
Lo schieramento delle forze austriache e piemontesi
Nella notte del 23 giugno 1859 le forze austriache sono posizionate con l’VIII ed il IX corpo d’armata lungo il fronte che da Pozzolengo si snoda fino all’abitato di Guidizzolo con una divisione a Medole e il V corpo d’armata posto a Solferino: alle spalle di questa linea si snodano in profondità il grosso delle truppe dalle bianche uniforme da Cavriana a Cerlongo con in retroguardia due corpi d’armata presenti a Volta; chiude lo schieramento il quartiere generale con l’Imperatore Francesco Giuseppe posto a Valeggio dopo che nella giornata si era pensato di spostarlo al di là del fiume Mincio attraversando lo stesso a Borghetto.
Attraversamento di un corso d’acqua di truppe ippotrainate francesi alleate
Nella stessa giornata i piemontesi hanno portato una divisione di cavalleria nei dintorni di Bedizzole e la I divisione di fanteria presso l’agglomerato urbano di Lonato ove si insedia anche il quartiere generale con la presenza del Re di Sardegna Vittorio Emanuele II all’epoca trentanovenne.
La III divisione di fanteria assieme alla V occupano Desenzano e Rivoltella poste ai margini del lago di Garda, mentre tra Calcinato e Castiglione Stiviere si accampa la II divisione di fanteria sarda.
Le prime ore della notte del 23 e le prime ore del mattino del 24 giugno vengono trascorse in un clima di relativa calma.
Il silenzio della campagna avvolta nella fresca bruma mattutina viene squarciato verso le ore 07,00 del mattino da alcuni spari provenienti dalla piana che circonda la collina di San Martino: era successo che una pattuglia di esploratori a cavallo piemontesi si era trovata improvvisamente davanti ad un bivacco di truppe austriache e queste, messe in allarme dalle sentinelle ai margini dell’accampamento, avevano aperto il fuoco contro i nostri soldati.
Viene suonato l’allarme in tutti i campi, i soldati imbracciano le armi e si schierano in formazione ed in breve tempo gli sparuti colpi di moschetto diventano un assordate crepitio al quale va aggiunto il fragore di diversi colpi di cannone: inconsapevolmente i due eserciti al completo nella notte precedente si erano posizionati uno di fronte all’altro e la battaglia iniziò fin da subito in modo cruento, investendo anche gli ignari abitanti dei villaggi e cascine del territorio.
Questa azione ricognitiva che aveva lo scopo di individuare i luoghi atti ad essere occupati dalle truppe sarde, era partita verso le tre del mattino da Lonato ed era formato da un reparto di “cavalleggeri di Saluzzo”, l’VIII battaglione bersaglieri, il battaglione dell’11° reggimento fanteria brigata “Casale” ed un nucleo di artiglieri: lungo la strada Lugana presso l’abitato di Ponticello avvenne l’inatteso incontro con il campo austriaco che era ancora sonnolente in quanto l’ordine di marcia dei reparti imperiali prevedeva la partenza alle ore 09,00 del mattino e l’improvviso allarme impedi’ loro la consumazione del rancio, fatto questo che li costrinse per tutto il giorno seguente a combattere senza aver potuto alimentarsi adeguatamente.
I primi scontri sulla collina di San Martino
I primi scontri tra gli schieramenti austriaci e piemontesi per il controllo della collina di San Martino
Nei reparti dei bersaglieri nel 1859 troviamo i seguenti volpianesi:
Viola Giuseppe Antonio sottotenente 2 regg. bersaglieri poi decorato di medaglia militare francese, soldato Botto Giovanni Giuseppe che si guadagnò una menzione onorevole per i fatti d’arme a San Martino, Bardessono Carlo Giorgio di Carlo soldato, Borge Giuseppe Biagio di Francesco soldato, Botto Giovanni Giuseppe di Giovanni soldato, Demaria Giacomo Bernardino di Matteo soldato, Ferrero Domenico Luigi di Giuseppe soldato, Ferrero Giuseppe Giovanni Battista di Giacomo soldato, Morutto Giovanni Battista di Giovanni Battista soldato, il caporale trombettiere Papurello Domenico Giuseppe di Domenico.
Ai reparti in avanscoperta si era aggregato il tenente colonnello Raffaele Cadorna che guidò prima l’attacco al campo nemico per poi ritirarsi verso la chiesa di San Martino ove potè resistere anche per l’arrivo di due reggimenti mandati in aiuto dal generale Mollard: alcuni reparti nemici erano già pronti verso le 06,30 del mattino ed essendo molto più numerosi dei piemontesi poterono coronare le alture lungo la linea di San Martino a raggiungere la grande cascina Contracania.
Questo primo scontro si svolse tra le 07,00 e le 08,15 del mattino.
Il successivo movimento permise agli austriaci di far giungere sul pendio 62 cannoni e 8 battaglioni permettendo al generale nemico Benedek di raggruppare il grosso delle truppe sulla direttiva Desenzano-Lonate, convinto di altri attacchi piemontesi: Il generale sardo Mollard aveva infatti ordinato alle brigate “Cuneo” e “Pinerolo” di raggiungere al più presto il luogo dello scontro essendo le divisioni sarde III e V distanti circa tre ore di marcia da San Martino.
Tra le 09,00 e le 10,00 del mattino si svolse quindi un furioso attacco della brigata “Cuneo” alla cascina Controcania ed un roccolo occupato dagli austro-croati che costò gravi perdite ai due schieramenti, in particolare ai piemontesi costretti a ritirarsi in ordine dopo aver perso cinque ufficiali e centinaia di soldati: questo perché in quel momento il nemico poteva schierare 10.000 soldati e 29 cannoni contro 4.500 piemontesi con solo 4 pezzi di artiglieria.
I soldati volpianesi nell’esercito sardo
I sanitari piemontesi assistono i primi feriti degli scontri presso una chiesa adibita ad ospedale
A questo punto ecco gli artiglieri volpianesi presenti nell’esercito sardo nel 1859: Rolle Michele Giuseppe medaglia d’argento al valor militare 5° regg. artiglieria, Viola Paolo Giuseppe medaglia d’argento al valor militare 5° regg. artiglieria, Brunetta Giovanni Antonio di Francesco 5° regg. artiglieria, Camoletto Giacomo Antonio di Albertino 5° regg. artiglieria, Cerutti Bernardino di Domenico 5° regg. artiglieria, Cerutti Francesco Domenico di Giacomo 5° regg. artiglieria, Cerutti Melchiorre di Giovanni 5° regg. artiglieria, Enria Giovanni Domenico, Ferrero Giacminet Pietro di Domenico 5° regg. artiglieria, Perello Giuseppe Alessandro di Giovanni 5° regg. artiglieria, Rolle Felice Giuseppe di Giuseppe 5° regg. artiglieria, Rolle Michele Giuseppe di Giuseppe medaglia d’argento al valor militare 5° regg. artiglieria.
Lasciata la collina di San Martino al Benedek, i piemontesi attendono l’arrivo del grosso dell’armata sarda comandata dal generale Govone mentre a Madonna della Scoperta i “Lanceri di Alessandria” ricevono l’ordine di attaccare le forze austriache della brigata Koller: a guidare l’attacco il maggiore Casanova del corpo dello stato maggiore che assale la collina disponendo del I battaglione bersaglieri e del I battaglione granatieri supportati da una sezione di artiglieria.
Dopo una strenua serie di attacchi i granatieri si impossessano dei rilievi nemici ma la posizione è subito minacciata da reparti del V corpo d’armata austriaco: la situazione a questo punto diventa critica per Vittorio Emanuele II costretto inoltre ad inviare i reparti comandati dai generali Fanti e Durando a supporto delle truppe francesi che già da alcune ore avevano impegnato una furiosa battaglia contro le postazioni austriache sul colle di Solferino, in particolare lanciando all’assalto gli zuavi coloniali, privando in questo modo le azioni piemontesi a San Martino di quei rinforzi che i generali Mollard e Cucchiari avevano assolutamente bisogno.
L’altura di Solferino attaccata da contingenti di zuavi francesi la mattina del 24 giugno 1859
Per l’occasione ricordiamo i soldati volpianesi appartenenti ai “Lanceri di Alessandria” che prestarono servizio nella campagna del 1859.
Bigano Antonio Domenico medaglia d’argento al valor militare caporale, Amatei Francesco di Giacomo sergente.
Le truppe piemontesi in questo frangente agirono in modo scoordinato anche perché i contingenti che arrivavano sul campo di battaglia venivano impiegati subito al loro arrivo per tenere sotto pressione le posizioni del Benedek sulle colline dopo ore di marcia.
I fanti della brigata “Casale” furono sicuramente i più impegnati nel guidare l’assalto ai reparti austriaci che si difendevano con scariche di fucileria ma anche con i cannoni caricati a mitraglia che aprivano ampi vuoti tra le nostre file.
Malgrado la superiorità numerica austriaca i corpi piemontesi riescono ad impadronirsi di alcuni punti chiave delle sommità, sempre però minacciati dai contrattacchi nemici, in particolare dalla brigata “Philippovich” sempre presente nel cuore dello scontro.
Verso mezzogiorno giunse a dar manforte la brigata “Acqui” con il 17° fanteria che con i bersaglieri a fianco, circa 2.600 uomini in tutto, riuscirono a rinsaldare le posizioni dell’altipiano di San Martino occupando anche il roccolo e la cascina Corbù.
Purtroppo il generale Avenati fu costretto a cedere le posizioni di Casa Ceresa e Casa Vestone sull’estrema sinistra dello schieramento piemontese, cosa questa che costrinse a ripiegare anche i reparti del 18° e 12° fanteria in maniera ordinata.
Queste azioni si conclusero verso le 12,30.
Nel frattempo era giunta sul posto la brigata “Pinerolo” arrivando in ritardo dal borgo di Feniletto ove le strade erano ormai intasate di uomini e carriaggi: l’impiego di nuove forze a supporto dei reparti del 12° fanteria e bersaglieri che resistevano sull’ala sinistra di San Martino, non riuscirono ad evitare che anche questo settore ripiegasse incalzato da soverchianti forze nemiche; dalle 10,00 alle 14,00 questi reparti furono ammirevoli per slancio ma a causa del lento arrivo di truppe di supporto costrette a percorrere la strada Pozzolengo-Castel Venzago, furono costretta ad arretrare su posizioni sicure in attesa di riordinarsi.
In questi frangenti entrò in azione anche la brigata “Savoia” ed in particolare reparti dei “cavalleggeri di Alessandria”: alle 15,00 il generale Fanti potè riprendere posizione sui declivi di Madonna della Scoperta.
A causa della frammentazione del fronte, il ritardo delle truppe in marcia, la poca coordinazione tra i comandi a causa di una battaglia iniziata per caso su un largo fronte e non ultimo la mancata possibilità di avvisare Vittorio Emanuele degli scontri a San Martino, verso le 15,30 i piemontesi si concedono un attimo di tregua per potersi riorganizzare; stessa cosa per gli austriaci che assestandosi sui colli rioccupati rinunciano ad inseguire gli attaccanti: chi può mangia qualcosa perchè molti reparti non hanno potuto nemmeno far colazione al mattino, ma siccome la fretta ha imposto di lasciare a terra gli zaini alla partenza per raggiungere più velocemente il fronte d’attacco, molti non hanno nulla di che cibarsi e scarseggia anche l’acqua: la giornata è calda, il sole arroventa l’aria anche se il cielo è a tratti nuvoloso e minaccia temporale, i soldati piemontesi oltre alla fatica fisica sono provati da affannose cariche a passo di corsa attraverso campi coltivati e vigneti segnati da fossi, dolci falsipiani che iniziano lentamente a salire verso il costone che delimita la collina di San Martino che spesso impediscono loro di raggiungere gli obbiettivi.
Solferino conquistata dai francesi e nuovo attacco piemontese
I volteggiatori della Guardia francese all’attacco della torre di Solferino difesa dagli austriaci
Nello stesso momento lo stato maggiore dell’esercito sardo viene informato che Solferino è stata conquistata dai francesi, quindi Vittorio Emanuele impartisce precisi ordini che prevedono lo spostamento dei reparti al comando del generale Cucchiari per poter attaccare in forze il colle di San Martino, mentre si pensa ad una azione diretta verso l’abitato di Pozzolengo con l’intento di assalire le forze del Benedek sulla sinistra del colle di San Martino coinvolgendo anche le forze del generale Lamarmora inattivo nei pressi Madonna della Scoperta: nella pianura antistante il colle si potevano notare le divise delle brigate “Aosta” e “Piemonte” che cercavano di congiungersi con le forze del generale Mollard.
Ecco alcuni nominativi di soldati volpianesi inquadrati nei diversi reggimenti di fanteria attivi durante la campagna militare del 1859:
Viola Pietro Francesco soldato medico militare presso il corpo di spedizione francese ma appartenente al 14° regg. Fanteria piemontese, Amatei Francesco Giuseppe di Antonio soldato 9° regg. fanteria, Amatei Michele di Pietro soldato 5° regg. Fanteria, Bigano Paolo Francesco di Giovanni battista soldato 4° regg. Fanteria, Camoletto Francesco di Giovanni caporale 5° regg. Fanteria, Cat Rastellero Giuseppe di Francesco soldato 6° regg. Fanteria, Cavallo Antonio di Giuseppe caporale 16° regg. Fanteria, Cavallo Giovanni Battista di Giuseppe sergente 53° batt. Fanteria, Corna Antonio Bernardo di Michele Antonio sottotenente 60° regg. Fanteria, Corna Antonio di Michele Antonio sergente 6° regg. Fanteria, Demaria Giacomo Bernardino di Matteo soldato 9° regg. Fanteria, Ferrero Regis Giuseppe Antonio di Giovanni soldato 3° regg. Fanteria, Furbacco Giovanni Battista di Giuseppe soldato 5° regg. Fanteria, Goja Pietro Giacomo di Giacomo soldato 6° regg. Fanteria, Gossetti Francesco di Francesco soldato 10° regg. Fanteria, Gossetti Francesco Marcellino di Francesco sottotenente 64° regg. Fanteria medaglia d’argento al valor militare, Grisello Bartolomeo Giacomo di Domenico soldato scelto 6° regg. Fanteria, Guglielmotto Giuseppe Antonio di Giovanni caporale 9° regg. Fanteria, Guglielmotto Michele di Giovanni soldato 16° regg Fanteria, Marchionato Giuseppe di Francesco soldato 4° regg. Fanteria, Naretto Luigi di Gaetano caporle 16° regg. Fanteria medaglia d’argento al valor militare, Papurello Alessio di Antonio soldato 11 regg. Fanteria, Testa Michele di Antonio soldato 6° regg. Fanteria, Testù Franco Antonio di Giuseppe soldato 11° regg. Fanteria.
Benedek vedendo il fianco sinistro in procinto di essere attaccato da Lamarmora, sposta due battaglioni da San Martino dando supporto alla brigata Reichlin cercando di proteggere la ritirata del V corpo d’armata austriaco.
Alle ore 17,00 arriva in zona di operazioni la brigata “Aosta” e Mollard decide di attaccare nuovamente i pendii di San Martino ed il complesso delle cascine Controcania, anche se non dispone di tutte le truppe ancora in marcia: non vuole dare tregua al VIII corpo d’armata austriaco del Benedek che, ricevuto l’ordine di ripassare il fiume Mincio vista la perdita di Solferino e l’arrivo dei francesi, decide invece di sostenere ancora una volta l’urto piemontese.
L’uragano sul campo di battaglia e l’assalto finale
Un uragano di vento e grandine si abbatte sul campo di battaglia
Ecco come il comando del corpo dello stato maggiore sardo racconta l’attacco “ Gl’imperiali lasciarono avvicinare gli assalitori ed aprirono poscia su di essi un fuoco micidialissimo di artiglieria e fucileria. In quel momento all’azione del fuoco si uni’ l’ira degli elementi: il cielo, puro e sereno il mattino, era andato gradatamente coprendosi di nubi ed infine era scoppiato un uragano furioso; la pioggia mista a grandine flagellava i combattenti e stemperava il suolo.
Le colonne di attacco procedevano faticosamente sul terreno divenuto fangoso ed attaccaticcio, sicchè erano facile bersaglio agli imperiali che dalle loro buone postazioni arrecavano col fuoco gravi perdite nei battaglioni sardi”.
In questo frangente il 14° reggimento di fanteria al comando del tenente colonnello Balegno è il primo reparto a raggiungere le posizioni austriache, ma verranno messe in seria difficoltà dal ritardo nell’azione dal 13° reggimento fanteria che tenta di spingersi verso reparti nemici trincerati nei cascinali delle Colombare.
Sono momenti di confusione nei quali si susseguono attacchi e contrattacchi con protagonisti le brigate “Pinerolo” e “Aosta” sostenuti dalle 3° e 5° divisioni sarde appoggiate dall’artiglieria.
Ricacciata sanguinosamente dal colle la brigata “Pinerolo” dalle brigate austriache ”Lipper“ e “Berger”, queste tentano di scendere dalle alture contro i reparti piemontesi in ripiegamento, ma vengono bloccati dal 6° regg. di fanteria supportato da reparti di bersaglieri.
Appariva chiaro che questo terzo attacco alle postazioni austriache poste a difesa della sommità del colle potesse essere ancora una volta respinto e solo l’arrivo coordinato di 18 cannoni disposti su tre sezioni a circa 400 metri dai triceramenti imperiali potè capovolgere l’esito di questo ultimo assalto.
I generali Fanti e Durando con alterne fortune portavano i loro uomini a ridosso delle linee nemiche mentre il generale La Marmora faceva giungere sul posto altre batterie di cannoni a battere la sommità del colle tenuto tenacemente dal Benedek ma fece l’errore di dividere il contingente al suo comando indirizzandone una parte verso Pozzolengo, abitato posto alle spalle della collina di San Martino dove alcune colonne nemiche si erano ritirate: in questo modo i due contingenti cosi’ divisi non ebbero la forza di impossessarsi degli obbiettivi che erano stati indicati da Vittorio Emanuele II.
La vittoria piemontese a San Martino
Feriti e prigionieri austriaci vengono radunati in una chiesa dalle truppe alleate
La svolta a favore dei piemontesi avvenne nel tardo pomeriggio verso le 19,00 quando la vecchia brigata “Aosta” e le brigate 3° e 5° si lanciarono in un ultimo attacco furioso supportato questa volta da reparti di artiglieria che batterono incessantemente la sommità di San Martino: lo sforzo di questi contingenti fu alfine premiato anche se il prezzo pagato in vite umane fu alto; sedicimila piemontesi appoggiati dall’artiglieria risalirono la cresta della collina, le 33 brigate sabaude stanche ed esauste attaccarono alla baionetta le postazioni austriache che si difesero strenuamente presso la chiesa di San Martino, il roccolo, il complesso agricolo di Controcania e verso le ore 20,00 furono costrette a lasciare le posizioni per attestarsi più in basso verso l’abitato di Citera, ma era evidente che perduta la sommità di Solferino ceduta alla veemenza delle truppe al comando dell’Imperatore Napoleone III, il nemico si stava ritirando oltre Pozzolengo in ordine e senza cercare di impegnare battaglia.
Uno dei motivi principali della vittoria piemontese fu senza dubbio la capacità logistica di manovrare le batterie di artiglieria affidate al tenente colonnello Ricotti, capo di stato maggiore della 3° divisione, che spostò in avanti le bocche da fuoco ippotrainate con particolare velocità accompagnando nell’azione la fanteria posta in prima linea.
A dar man forte in questo delicato momento arrivò anche il 2° squadrone “Cavalleggeri di Monferrato” al comando del capitano Avogadro che caricò con brillanti risultati i reparti nemici che ancora resistevano sul colle: erano le 21,00 di sera quando si vide quello che rimaneva del VIII corpo d’armata austriaco ritirarsi su Pozzolengo molestato dai tiri dei cannoni sardi che ormai stabilmente erano stati posizionati sui rilievi circostanti: nonostante non fu possibile inseguire il nemico in ripiegamento, furono catturati circa 200 austriaci e cinque cannoni.
I cavalleggeri volpianesi e gli altri reparti
Le truppe piemontesi attendono l’ordine di attaccare il colle di San Martino
Volpiano poteva vantare la presenza di alcuni “Cavalleggeri del Monferrato” nella campagna del 1859 che qui andiamo a ricordare:
Davico Giovanni Antonio sergente, Amateis Vincenzo di Giacomo soldato, Arpellino Giovanni di Luigi soldato.
Altri cavalleggeri di origini volpianesi nel 1859 li possiamo trovare nei reparti sottoindicati:
Amateis Giacomo Maria di Matteo soldato “Cavalleggeri Piemonte Reale”, Berardo Giuseppe Antonio di Antonio soldato “Lanceri di Novara”, Davico Giovanni Antonio di Antonio sergente “Cavalleggeri di Monferrato” medaglia d’argento al valor militare a Montebello, Ferrero Antonio Giuseppe di Tomaso soldato “Savoia Cavalleria”, Ferro Giuseppe Antonio di Giuseppe caporale “Genova Cavalleria”, Ossola Luigi Giuseppe di Giovanni caporale “Nizza Cavalleria”, Viola Pietro Giuseppe di Francesco soldato reparto cavalleria.
Molti di questi soldati nella giornata del 24 giugno 1859 assieme ad altri 22.000 giovani piemontesi muniti di 48 cannoni, a successive riprese e a prezzo di pesanti perdite, attaccarono le posizioni austriache sui pendii dei colli che da San Martino vanno ai rilievi di Madonna della Scoperta difesi da 20.000 austriaci protetti da 80 cannoni.
Molti soldati dei tre schieramenti in lotta tra loro, che fonti ufficiali indicano in numero di 320.000, per ovvi motivi logistici non ebbero un ruolo attivo nei combattimenti del 24 giugno essendo arruolati in reparti di riserva a supporto alle armate impegnate sul campo o semplicemente perché lo scontro terminò prima del loro impiego.
Forse è il caso del carabiniere e brigadiere Richiardi Secondo Pietro di Giuseppe, il vivandiere del 60° regg. Ferrero Giacminet Giovanni Battista di Antonio, i reparti amministrativi dove possiamo trovare i volpianesi Ferrero Giacomo di Pietro soldato, Delsedime Giuseppe di Tomaso soldato, Boccaccini Giuseppe Luigi di Giacomo capitano, i militari impegnati nel treno d’armata, un insieme logistico che riuniva reparti di sussistenza, trasporto, amministrazione ed assistenza sanitaria, come Amateis Francesco di Giacomo tenente, Boccaccio Lorenzo francesco di Antonio soldato, Camoletto Pietro di Pietro caporale, Camotto Giuseppe Franco di Francesco sergente, Cenne Pietro Francesco di Antonio soldato, Davico Francesco di Lorenzo soldato, Ferrero Versino Pietro Antonio di Giovanni soldato, Goi Giuseppe di Giovanni Antonio soldato, Naretto Vincenzo Luigi di Pietro caporale, Nasi Naretto Francesco di Giovanni Battista soldato, Riccardino Matteo di Pietro soldato, Rolle Giuseppe Felice di Giovanni soldato, Ronch Lorenzo Andrea di Paolo soldato, Vallino Vincenzo Natale di Felice tenente e medaglia d’argento al valor militare.
Non cosi i reparti degli zappatori che invece parteciparono attivamente alla battaglia fin dai primi scontri contro gli austriaci: il loro ruolo era quello di affiancare i reparti di esploratori e genieri nella ricerca del nemico ed approntare le opportune difese e spesso accompagnavano le truppe di fanteria che avevano l’ingrato e pericoloso compito di saggiare per primi la consistenza del nemico e gli zappatori avevano la responsabilità di proteggere con le loro difese i combattenti sia con opere trincerate da scavo o innalzate in superficie.
Anche qui i volpianesi non mancano: Balbo Mossetto Pietro di Paolo sergente zappatori genio, Ferrero Merlino Giuseppe di Antonio caporale zappatori genio, Furbacco Bernardino di Pietro soldato zappatori genio, Ricco Domenico di Antonio soldato zappatori genio.
L’armistizio di Villafranca e la fine della Seconda Guerra d’Indipendenza
La seconda guerra d’Indipendenza terminò l’11 luglio 1859 con l’armistizio di Villafranca firmato da Francesco Giuseppe d’Austria e Napoleone III di Francia: l’Austria cedeva la Lombardia, eccetto Mantova, alla Francia che a sua volta la cedette al Regno di Sardegna con grande disappunto di Cavour che insistette presso Vittorio Emanuele II perché la guerra continuasse incalzando gli austriaci con il solo esercito piemontese; il Re di Sardegna dimostrò grande buon senso accettando la pace separata firmata malgrado non fosse stato consultato dai due imperatori, ma la strage di anime sui colli di Solferino e San Martino unita al fatto che il Piemonte da solo non poteva sostenere il peso di una guerra dall’esito incerto, erano fatti concreti che impedivano di continuare il conflitto.

San Martino oggi: ossario, torre e memoria storica
Il colle ove si consumò la tragedia dello scontro armato tra piemontesi ed austriaci prende il nome dalla piccola chiesa di San Martino in precedenza appartenuta al monastero di Santa Giulia in Brescia, dal 1870 è adibita ad ossario ospitante i resti di 2.619 soldati di tutte le nazionalità che il 24 giugno 1859 persero la vita nella battaglia che da quel momento verrà ricordata ufficialmente a fianco del nome di questo colle che rappresenta in ambito amministrativo una frazione del comune di Desenzano del Garda.
Sulla sommità ove infuriò la battaglia nel 1880 venne iniziata la costruzione di una torre a ricordo dei combattenti che contribuirono con il loro sacrificio all’Unità d’Italia: la struttura che offre una magnifica vista su tutto il territorio circostante venne inaugurata il 15 ottobre 1893 in presenza di Re Umberto I.
Un particolare ringraziamento va alla signora Monzeglio di Volpiano che mi ha messo a disposizione la sua ricerca sui soldati sabaudi ed italiani nati a Volpiano presenti nelle campagne militari del 1848-1849-1855-1859-1866-1870.

