Ven, 12 Apr, 2024

Analisi delle complesse vicende del confine orientale che, nel secondo dopoguerra, portarono alla tragedia delle foibe

Una serata ddicata alla memoria di quelle pagine dolorose e a lungo dimenticate nel Giorno del Ricordo con una conferenza di Davide Aimonetto

Per la prima volta nella storia della neonata Amministrazione mappanese, il Comune ha celebrato venerdì scorso, “Il Giorno del Ricordo” istituito per approfondire e trasmettere la memoria storica alle nuove generazioni, di quanto accaduto alle popolazioni istriane e giuliano-dalmate, al termine della seconda guerra mondiale.

Pagine dolorose, troppo a lungo volutamente celate nelle pieghe della storia, sacrificate in nome e per conto di interessi e legami superiori che non tennero minimamente in considerazione le legittime aspirazioni di un popolo la cui unica “colpa” fu quella di non voler assecondare le mire espansionistiche delle formazioni comuniste guidate da Tito.

Una serata dunque all’insegna del ricordo ma anche della riflessione, quella proposta alla cittadinanza da parte dell’Amministrazione guidata dal sindaco Francesco Grassi che, nonostante il concomitante e seguitissimo appuntamento con la kermesse musicale sanremese, ha comunque richiamato un discreto numero di partecipanti, tra i quali gli assessori Massimo Tornabene, Cristina Maestrello, Paola Borsello, il presidente del Consiglio comunale Sergio Cretier, il presidente dell’Unitre Giorgio Folchi, il presidente del Centro Anziani Enzo Santullo e diversi componenti dell’Anpi di Caselle e Mappano.

Relatore della serata, il dottor Davide Aimonetto, che proprio come insegnante ha recentemente ha preso parte ad un corso di alta formazione proposto dal Ministero dell’Istruzione e dall’associazione nazionale esuli veneti istriani e dalmati, su come affrontare nelle scuole le vicende del confine orientale italiano e la tragedia delle foibe.

Aimonetto, di fronte ad una platea attenta, ha affrontato in maniera complessiva i fenomeni storici e politici che furono alla base poi dei conflitti e delle tensioni che andranno a confluire nella più ampia questione del “Confine
orientale”.

«Parlare solo di foibe e persecuzioni – ha esordito il docente – limiterebbe fortemente la portata e il dibattito di una questione molto più ampia ed articolata. Per questo occorre affrontare analiticamente, le complesse vicende storiche e politiche che fecero da substrato alle feroci tensioni lungo il confine orientale italiano».

Aimonetto ha brevemente ripercorse le tappe principali che nell’arco dei secoli hanno portato alla presenza prima romana, poi veneziana ed infine italiani, nei luoghi conosciuti come la penisola istriana e la dalmazia, senza dimenticare i fermenti irredentistici, comuni a tutta l’Europa dell’Ottocento. La nazionalizzazione forzata prima e la fascistizzazione poi di quei luoghi e di quelle genti, che prima di allora erano un mosaico di culture, lingue ed etnie, portò fatalmente alla dissoluzione di delicati equilibri sopravvissuti per secoli, l’ideologia comunista accompagnata dalla lotta di classe fortemente sostenuta dalle formazioni titine fecero il resto. Le foibe, la strage di Vergarolla, presto dimenticata dalla Repubblica Italiana, il clima di veleni e sospetti, la pesante sconfitta conseguita dall’Italia al termine del seconda guerra mondiale, seguita dalle dure condizioni di pace imposte da parte delle potenze vincitrici alleate, furono tutti elementi che condussero all’esilio da quelle terre di oltre trecentomila italiani, ed il successivo ricollocamento in ogni provincia italiana. Pagine dolorose, scritte con il sangue.

«La speranza e l’auspicio – a chiusura della serata ha sottolineato il sindaco Grassi – è che si possa trarre monito ed insegnamento da quella tragedia, affinchè la Casa comune europea, in un’ottica di rispetto e valorizzazione di tutti i popoli europei, abbia conseguito i necessari anticorpi di fronte a simili orrori come quelli vissuti dai nostri connazionali».

 

 

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