Mar, 23 Lug, 2024

Medaglia d'Onore ad Antonio Trinchero, soldato italiano, internato in Germania, grazie alla "scatola dei ricordi"

Medaglia d'Onore ad Antonio Trinchero, soldato italiano, internato in Germania, grazie alla "scatola dei ricordi"

E' stato il nipote Matteo Papagni a riportare alla luce la storia di "Nonno Antonio" nelle scuole della zona e non solo

E' stata quella "scatola dei ricordi" custodita per tantissimi anni in un baule e la passione per la storia e la curiosità di un nipote verso quel nonno che raccontava pochissmo della guerra e del suo internato in un campo di concentramento nazista in Germania a far conferire ad Antonio Trinchero, classe 1920, lunedì della scorsa settimana, la Medaglia d'onore conferitagli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il nipote è il lombardorese Matteo Papagni e quella famosa scatola dei ricordi da cui tutto è partito, gli era stata donata da sua nonna per «farne buon uso» e per tanto tempo è rimasta lì fino a che Matteo diventato papà di tre bellissimi bambini e grande appassionato di storia non l'ha aperta  trovandoci tanti ricordi che però non avrebbero dovuto rimanere confinati alla sua storia famigliare, ma divulgati con parole semplici e comprensibili anche ai più piccoli, depositari di una memoria da tramandare a loro volta ai loro figli e nipoti.

Così è nata la storia di "Nonno Antonio". Una storia vera di coraggio e sofferenza.

Matteo l'ha dapprima raccontata ai bambini della scuola "Bertolotti" di Lombardore, quella frequentata da suo figlio, del suo paese, ma poi la voce si è sparsa e Nonno Antonio e la sua scatola di ricordi sono sconfinate in altri paesi ed altre scuole e sempre con lo stesso risultato: alunni attenti, curiosi e pieni di domande da porre a Matteo per capire quel pezzo di storia che alle elementari non si studia nemmeno più. Per capire il senso di quelle ricorrenze che quasi mai nessuno spiega ai più piccoli.

Ma i progetti portati nelle scuole non sono bastati a Matteo che ha iniziato una serie ricerche nei vari archivi  e in quello di Stato «e grazie alla “scatola dei ricordi”  - racconta con orgoglio - sono riuscito a far assegnare a mio nonno quell'importante onorificenza».

Antonio Trinchero, arruolato nel Regio Esercito pochi mesi prima che l'Italia  entrasse in guerra, all’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 si trovava a Lubiana.

«Senza ordini e direttive perché abbandonati dai vertici dello Stato - proseguer Matteo -  soldati e ufficiali subirono l’ira dell’ex alleato tedesco, desideroso di punire il tradimento italiano. Anche mio nonno, quindi, si ritrovò prigioniero dei tedeschi e deportato in un campo di concentramento a pochi chilometri da Berlino (STALAG IIID). Qui decise il suo destino, cioè scelse di non combattere a fianco del Reich tedesco e nemmeno per il ricostituito esercito della Repubblica Sociale Italiana. Questa scelta spesso sottovalutata e dimenticata dalla nostra storiografia gli costò due anni di internamento in un campo di concentramento, costretto ad eseguire i lavori forzati come “schiavo di Hitler”».

Liberato nel maggio 1945 dalle truppe alleate, Antonio, sopravissuto a quei terribili mesi di prigionia, fece ritorno a Torino «c’era un Paese da ricostruire e tanta voglia di lasciarsi il passato alle spalle - prosegue - e soprattutto poche persone erano disposte ad ascoltare. Tutti i ricordi della sua prigionia sono, quindi, stati sepolti in fondo al cuore, nei numerosi incubi notturni  e in una scatola dei ricordi che mi è stata donata da mia nonna tantissimi anni fa».

Una scatola rimasta per anni a prendere polvere, ma alla fine Matteo "buon uso" ne ha fatto.

«Ho portato la sua storia nelle scuole perché sia da esempio alle nuove generazioni che spesso tendono a dimenticare il passato» aggiunge.

Alla fine è arrivata anche la Medaglia d’onore con una cerimonia solenne  che si è svolta il 26 gennaio scorso in Sala Rossa a Torino, alla presenza del Prefetto e delle autorità cittadine.

«Ad accompagnarmi alla cerimonia, oltre a mia moglie Erika che mia ha sempre supportato nelle mie ricerche - conclude - anche il sindaco di Lombardore Rocco Barbetta. A lui vanno i miei più sentiti ringraziamenti per aver condiviso con me questo importante traguardo. Questa onorificenza la voglio dedicare ai miei tre figli e a mia nipote, affinché possano trarre un profondo insegnamento dalla scelta fatta dal loro bisnonno, perché la vita ci mette sempre davanti ad una scelta, ed è importante saper scegliere tra il bene e il male».

 

 

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