Una lunga fila ha atteso l’apertura delle porte della Sala Oro, giovedì 14 maggio, per assistere alla lectio inaugurale del Salone Internazionale del Libro di Torino affidata a Zadie Smith, tra le voci più autorevoli e influenti della narrativa contemporanea. L’edizione 2026 del Salone si è aperta così nel segno della letteratura come esperienza viva, capace di trasformare il ricordo personale in riflessione collettiva.
La scrittrice britannica ha scelto di iniziare il suo intervento da un episodio autobiografico intenso e quasi simbolico: la caduta da un tetto durante l’adolescenza, un momento che si è trasformato, nel tempo, in una vera e propria epifania. Da lì, il racconto si è allargato ai turbamenti dell’età giovanile, alle contraddizioni della crescita e alla forza destabilizzante dei ricordi adolescenziali, capaci di parlare tanto ai ragazzi quanto agli adulti.
Zadie Smith con la direttrice del Salone, Annalena BeniniSmith ha evocato la ragazza che era stata: quella che rubava le sigarette Silk Cut alla madre e ascoltava Prince nella sua stanza in un quartiere del nord-ovest di Londra. Quando la scrittrice ha intonato alcuni versi di “7” di Prince, la lezione ha smesso di essere soltanto un intervento letterario per trasformarsi in una condivisione emotiva, sospesa tra musica, memoria e visione del presente.
«Ogni cosa era estrema. Ed era tutto così: quattro ondate di femminismo, la connettività digitale… Quel luogo comune del “vedrai che andrà meglio”», ha raccontato l’autrice, alternando ironia e profondità. E ancora, osservando le giovani generazioni: «Guardando le ragazzine davanti ai multisala, l’estate scorsa, a scegliere fra Barbie e Oppenheimer, ho pensato: ecco, mi pare un’ottima sintesi».
Al centro della lectio è emersa la convinzione che l’adolescenza rappresenti uno sguardo privilegiato sul mondo: inquieto, radicale, capace di mettere continuamente in discussione ciò che appare immobile. «Non ho mai dimenticato gli anni trascorsi stiracchiata tra due poli», ha spiegato Smith. «Per molto tempo ho pensato che l’intensità dei miei ricordi adolescenziali fosse ciò che mi ha fatto diventare una scrittrice».
Nel finale, la riflessione si è spostata sul ruolo culturale della letteratura e degli scrittori, chiamati – secondo l’autrice – a conservare uno sguardo critico e quasi adolescenziale sulla realtà. «C’è qualcosa di profondamente adolescenziale negli scrittori», ha detto Smith. «Nel modo in cui continuiamo a porre domande infantili. Sono proprio quelle domande che ci salvano dal precipizio. Non dovremmo mai smettere di interrogare il mondo calcificato degli adulti».
L’autrice di White Teeth e Swing Time si è così collegata perfettamente al tema scelto dal Salone 2026, “Il mondo salvato dai ragazzini”. Un filo rosso che attraversa anche il suo ultimo libro, Vivi e morti. Incontri, riflessioni, in cui affronta questioni cruciali del presente: dalla guerra alla misoginia, fino al potere degli algoritmi e delle piattaforme digitali. Al centro resta però la fiducia nei giovani, considerati oggi tra i pochi capaci di riportare al centro del dibattito temi essenziali come inclusione, disuguaglianze sociali e pace.
Vivi e morti. Incontri, riflessioni di Zadie Smith, pubblicato da SUR, è disponibile al prezzo di 20 euro.

