Partono le semine primaverili nella pianura torinese, con il mais protagonista della stagione agricola, ma le aziende devono fare i conti con un forte aumento dei costi di produzione. L’incertezza geopolitica legata alle tensioni nel Golfo Persico e alla chiusura dello Stretto di Hormuz sta infatti alimentando timori di speculazioni sui prezzi di gasolio agricolo e fertilizzanti, con rincari che in alcuni casi superano il 30%.
L’avvio delle semine avviene in un contesto economico complesso per il settore primario locale. Secondo le prime stime, i fertilizzanti registrano aumenti medi del 30%, mentre il prezzo del gasolio agricolo ha subito rincari fino al 60%, solo parzialmente attenuati dal taglio delle accise.
Si tratta di incrementi che incidono sull’intera filiera produttiva legata alle colture primaverili, con il costo della semina del mais che ha raggiunto livelli considerati “vertiginosi” dagli operatori del comparto.
La produzione di concimi azotati, come l’urea, dipende in larga parte dalle forniture energetiche provenienti dai Paesi petroliferi: circa il 50% dei fertilizzanti è infatti legato direttamente alla disponibilità di petrolio e gas, fattore che espone il settore agricolo alle tensioni dei mercati internazionali.
Nel Torinese il mais rappresenta una coltura fondamentale per la produzione di mangimi destinati agli allevamenti bovini, suini e avicoli. Insieme ai foraggi, viene coltivato direttamente dalle aziende zootecniche per garantire l’autosufficienza alimentare degli animali.
Secondo Coldiretti Torino, i rincari attuali potrebbero generare un impatto economico superiore ai 46 milioni di euro per l’agricoltura provinciale. Il mais, considerato una commodity a livello globale, risente infatti delle dinamiche internazionali legate a cambiamenti climatici, conflitti e strategie speculative sui mercati.
Gli operatori agricoli sottolineano inoltre come gli aumenti dei prezzi si siano verificati già alle prime notizie di possibili blocchi logistici nel Golfo Persico, nonostante parte dei prodotti fosse stata acquistata in anticipo e stoccata nei magazzini dei grossisti in vista della stagione delle semine.
Per contrastare il caro fertilizzanti e ridurre la dipendenza dalle importazioni, Coldiretti Torino propone di incentivare la produzione e l’utilizzo del digestato, il fertilizzante naturale ottenuto dalla digestione degli effluenti zootecnici negli impianti di biogas.
L’uso di concimi autoprodotti, spiegano dal mondo agricolo, consentirebbe non solo di abbattere i costi aziendali ma anche di rafforzare i modelli di economia circolare, con benefici ambientali e ricadute positive sulla sovranità alimentare del territorio.
Favorire questa pratica significherebbe inoltre ridurre la necessità di investimenti onerosi per la copertura delle vasche di stoccaggio e valorizzare il ruolo della zootecnia locale nella gestione sostenibile delle risorse agricole.
La crisi dei costi legati alle semine riporta al centro del dibattito il tema della dipendenza del sistema agroalimentare italiano dalle importazioni di materie prime strategiche. Secondo le organizzazioni agricole, rafforzare la produzione interna di mais e fertilizzanti naturali rappresenta una leva decisiva per mitigare i rischi legati alla volatilità dei mercati globali e garantire stabilità alla filiera zootecnica.

