La legge c’è, gli applausi pure. I soldi no. È questa, in estrema sintesi, la parabola dei Consigli Comunali dei Ragazzi (CCR) in Piemonte, diventata, secondo la consigliera regionale del Partito Democratico, Monica Canalis, l’ennesimo caso di distanza siderale tra proclami politici e realtà amministrativa.
Nel maggio 2023 il Consiglio regionale approvava all’unanimità la legge regionale 8/2023 sui CCR, salutata come un modello virtuoso di partecipazione democratica giovanile. Un testo bipartisan che prevedeva 25 mila euro annui per i Comuni negli anni 2023, 2024 e 2025, per sostenere un’esperienza educativa che coinvolge bambini e ragazzi dalla primaria alle medie. «Tutto bene nel 2023. Poi, il buio» spiega Canalis.
Nel 2024 e 2025, infatti, quei fondi sono semplicemente spariti. «Nonostante gli emendamenti presentati e respinti, nonostante le rassicurazioni di una futura delibera di Giunta, a fine dicembre il verdetto è chiaro: nessun finanziamento» aggiunge la consigliera dem, prima firmataria della legge, che punta il dito contro la Giunta guidata da Alberto Cirio e in particolare contro l’assessore Maurizio Marrone.
Il paradosso è evidente: mentre la Regione Piemonte sbandiera attenzione ai territori, nei fatti lascia soli Comuni e scuole, penalizzando un’istituzione che negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo. I CCR sono passati da poche decine a quasi 250 realtà attive, grazie all’impegno delle amministrazioni locali e del mondo scolastico. Una crescita ora a rischio, perché senza bandi e risorse strutturali l’entusiasmo rischia di spegnersi.
La critica è politica ma anche culturale : «si preferiscono bonus una tantum – utili per i titoli ma poveri di visione – alle politiche educative di lungo periodo. E a pagare il prezzo più alto sono i più giovani, privati di una vera palestra di democrazia, partecipazione e cittadinanza attiva. I Consigli Comunali dei Ragazzi non sono folklore istituzionale: sono uno strumento concreto di sussidiarietà, prossimità e responsabilità civica. Ignorarli significa svuotare di senso una legge appena approvata e aggiungere un altro capitolo all’elenco delle norme regionali rimaste sulla carta».
Ora lo sguardo è già rivolto al bilancio 2026. Ma la domanda resta, inevitabilmente polemica: «La Giunta Cirio se ne ricorderà, o i CCR continueranno a valere solo quando c’è da applaudire?» conclude Canalis.
Ai posteri l'ardua sentenza.

