Mar, 14 Lug, 2026

San Mauro, Guazzora e Rastelli due narrazioni della crisi a confronto. E la giunta conta già cinque assessori dimessi

San Mauro, Guazzora e Rastelli due narrazioni della crisi a confronto. E la giunta conta già cinque assessori dimessi

Da una parte la sindaca Giulia Guazzora, che parla di un rapporto fiduciario definitivamente compromesso e di una convivenza politica ormai "divenuta insostenibile". Dall'altra l'ex vicesindaco Luca Rastelli, che respinge la ricostruzione della prima cittadina e la accusa di aver progressivamente emarginato chi esprimeva posizioni autonome. Dopo settimane di silenzio, la crisi esplosa ai vertici del Comune diventa definitivamente pubblica.

Lo scenario si è consumato durante l'ultimo Consiglio comunale, ieri sera, lunedì 6 luglio, quando le interrogazioni presentate dai consiglieri di Fratelli d'Italia Paola Antonetto e Daniele Cerrato hanno riportato al centro dell'Aula la vicenda politica che ha portato all'estromissione di Rastelli dalla giunta.

Guazzora ha difeso la scelta, definendola una decisione "sofferta" e tutt'altro che presa a cuor leggero. Ha parlato di una situazione interna alla giunta diventata ormai ingestibile, di ripetuti tentativi di ricucire il rapporto e del venir meno della fiducia politica, richiamando anche la decisione dell'allora vicesindaco di non votare una delibera strategica sul Piano regolatore. Sul tavolo resta anche quel riferimento, nero su bianco, evidenziato da Antonetto che ha espresso "preoccupazione", destinato inevitabilmente a pesare nel dibattito politico cittadino:  un presunto "comportamento incompatibile con il ruolo istituzionale ricoperto", senza che siano stati però chiariti pubblicamente gli episodi specifici ai quali la sindaca fa riferimento nel decreto di revoca.

Luca Rastelli Luca Rastelli ex vicesindaco PD

Proprio su questo passaggio Rastelli concentra, a margine della seduta, una delle contestazioni più dure. L'ex vicesindaco sostiene che quelle parole, riportate nel decreto di revoca, abbiano avuto pesanti ripercussioni sul piano personale e istituzionale.

«Il venir meno della fiducia è una valutazione politica e la rispetto, ma scrivere che avrei avuto un comportamento incompatibile con il ruolo istituzionale ha provocato un danno alla mia immagine, alle mie relazioni personali e professionali. È stata una profonda delusione, perché chi sceglie di amministrare un Comune non lo fa certo per lo stipendio, ma perché tiene al proprio paese».

Rastelli contesta soprattutto il fatto che quella motivazione non sia mai stata circostanziata: «Sono parole scritte in un decreto ufficiale, ma mai spiegate. Non è mai stato indicato quale sarebbe stato questo comportamento incompatibile. Restano affermazioni che gettano un'ombra sulla persona senza indicare fatti precisi».

L'ex vicesindaco pone poi una questione di principio sul piano istituzionale: «Se davvero ci fossero stati fatti così gravi da rendere incompatibile il mio comportamento con il ruolo ricoperto, allora avrebbero dovuto essere denunciati alle autorità competenti. A parti inverse, se io fossi stato a conoscenza di fatti di quella gravità, sarei andato in Procura della Repubblica. Prima si denunciano eventuali fatti, poi li si scrive negli atti amministrativi».

Parole alle quali Rastelli ha scelto di dare voce direttamente. È il suo primo intervento dopo la revoca delle deleghe e il tono è quello di chi non intende limitarsi a una difesa personale, ma trasformare la vicenda in una riflessione politica sull'azione amministrativa degli ultimi anni.

"Avevo ragione sul Piano regolatore"

L'ex vicesindaco rivendica innanzitutto la scelta di non votare la delibera urbanistica indicata dalla sindaca come uno dei momenti della rottura. Secondo Rastelli, quella decisione non fu un atto di dissenso fine a se stesso ma una presa di posizione motivata, tanto che, sostiene, pochi mesi dopo l'Amministrazione sarebbe stata costretta a modificare proprio quelle parti del provvedimento che lui aveva contestato: «Quella delibera è stata poi cambiata esattamente come avevo chiesto io. Se fosse stato accolto il mio invito a rinviare il voto di sole ventiquattro ore probabilmente si sarebbe evitato tutto questo».

Una ricostruzione che, nella lettura dell'ex vicesindaco, dimostrerebbe come il dissenso interno non fosse dettato da logiche politiche ma da valutazioni amministrative e di merito.

"La fiducia era scemata e il confronto non c'è mai stato"

Rastelli non nega che il rapporto personale con la sindaca fosse ormai compromesso: «Lei non aveva fiducia in me e io non avevo più fiducia in lei», ma contesta radicalmente il racconto di Guazzora sui tentativi di ricucitura.

Secondo l'ex vicesindaco non ci sarebbe mai stato un confronto diretto tra i due dopo l'aggravarsi della crisi: «Non ci parlavamo più, è vero. Ma proprio per questo mi sarei aspettato un incontro faccia a faccia. Non è mai avvenuto».

Una versione che si scontra con quella illustrata dalla sindaca in aula, secondo la quale sarebbero stati fatti diversi tentativi per recuperare il rapporto politico.

L'affondo politico: "Chi dissentiva veniva isolato"

È però sul piano politico che l'intervento di Rastelli assume i toni più netti.

L'ex vicesindaco descrive una maggioranza nella quale, negli ultimi anni, sarebbe maturato un progressivo allontanamento delle figure portatrici di un pensiero autonomo. Parla di una giunta "a geometria variabile", nella quale il dissenso interno sarebbe stato vissuto come un problema anziché come un contributo al confronto politico.

«Io non ho mai difeso la mia posizione. Ho sempre difeso le idee che ritenevo giuste per San Mauro, anche sapendo che questo avrebbe potuto costarmi il ruolo».

Una frase che sintetizza il messaggio politico dell'intervento: rivendicare la coerenza delle proprie scelte anche a costo della rottura con il resto della maggioranza.

"Manca una leadership capace di tenere unita la squadra"

L'accusa più pesante riguarda il modello di governo della città.

Secondo Rastelli, il limite dell'attuale amministrazione sarebbe l'assenza di una leadership politica capace di fare sintesi tra amministratori, dirigenti e territori: «Il sindaco deve essere il punto di equilibrio, deve unire e mediare. A mio giudizio questo è mancato».

L'ex vicesindaco critica anche quella che definisce una gestione troppo orientata a rincorrere le emergenze anziché programmare il futuro della città, citando il Piano regolatore come l'esempio più evidente di questa differenza di impostazione.

"Non è una resa dei conti personale"

Pur usando parole molto dure, Rastelli respinge l'idea che il suo sia uno sfogo personale.

Rivendica invece il diritto di raccontare una diversa lettura di quanto accaduto all'interno della maggioranza e sostiene che il progressivo deterioramento dei rapporti abbia finito per indebolire anche il ruolo politico del Partito Democratico all'interno dell'amministrazione.

Nel finale sceglie comunque di abbassare i toni, ringraziando colleghi, dipendenti comunali e collaboratori, chiedendo scusa per eventuali errori e ribadendo di aver sempre anteposto, a suo dire, l'interesse della città alla permanenza nell'incarico.

Immagine 2026 07 07 174559Daniele Cerrato e Paola Antonetto (FdI)

A fare da sfondo allo scontro resta anche un dato politico evidenziato in aula dai consiglieri Cerrato e Antonetto durante la discussione delle interrogazioni. Con l'uscita di Rastelli, gli assessori che in quattro anni e mezzo di mandato hanno lasciato o sono stati estromessi dalla giunta salgono a cinque. Un numero che, secondo l'opposizione, merita una riflessione sulle dinamiche interne dell'esecutivo.

Si tratta di vicende tra loro diverse o quel dato racconta una difficoltà nel mantenere coesa la squadra di governo? È la domanda che l'opposizione continua a porre alla maggioranza e che, inevitabilmente, continuerà ad alimentare il dibattito politico cittadino.

Una cosa, però, appare ormai evidente: per la prima volta dopo la revoca delle deleghe, le due versioni della crisi politica sono a confronto. Da una parte la sindaca rivendica una scelta ritenuta inevitabile per garantire la funzionalità della giunta; dall'altra l'ex vicesindaco sostiene di essere stato allontanato per divergenze politiche e di metodo. Due narrazioni destinate a pesare sugli equilibri della maggioranza e sul prosieguo della legislatura.

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