Non è stato soltanto un albero a essere spezzato. È stato colpito un simbolo. Un gesto vile e incomprensibile ha distrutto il Cedro del Libano piantumato nel Giardino della Pace di Borgaro Torinese e inaugurato appena lo scorso 19 aprile. A poco più di un mese dalla cerimonia ufficiale, ignoti hanno vandalizzato l'albero, spezzandolo letteralmente in due.
L'amara scoperta è avvenuta nel pomeriggio di lunedì 1° giugno nell'area verde di via Volpiano, accanto ai campi da calcio e alla bocciofila comunale. Un atto che lascia sgomenti non solo gli Alpini che avevano promosso l'iniziativa, ma l'intera comunità cittadina.
Un gesto contro il significato della Pace
Il cedro era stato messo a dimora dal Gruppo Alpini di Borgaro, nell'ambito del progetto benefico "Un Ponte di Pace". Un'iniziativa nata dalla collaborazione con la Brigata Alpina Taurinense e legata all'impegno dei militari italiani nella missione internazionale UNIFIL in Libano.
Quel giovane cedro non rappresentava semplicemente un elemento ornamentale. Era stato scelto perché il Cedro del Libano è da secoli simbolo di forza, resistenza, memoria e speranza. È l'emblema di un popolo che ha attraversato guerre, divisioni e sofferenze senza perdere la propria identità. Piantarlo a Borgaro significava lasciare un segno concreto di amicizia tra popoli diversi e di fiducia nelle future generazioni.
Per questo il danno va ben oltre il valore materiale della pianta.
Denuncia alle forze dell'ordine
Le Penne Nere hanno immediatamente denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine, che hanno avviato gli accertamenti per individuare i responsabili. Fortunatamente la lapide commemorativa installata accanto all'albero e inaugurata lo stesso giorno nell'ambito della festa per i 95 anni delle Penne Nere, non è stata danneggiata
Nel frattempo gli Alpini si sono già attivati per cercare un nuovo esemplare. È stato contattato un vivaista di Rivarolo, ma reperire in tempi brevi un cedro con caratteristiche adeguate non è semplice.
Quando la stupidità diventa un danno collettivo
Di fronte a episodi come questo viene spontaneo chiedersi quale soddisfazione possa derivare dal distruggere un simbolo di pace. Non si tratta di una bravata. Non si tratta di semplice vandalismo. Spezzare un albero piantato per ricordare valori universali come il dialogo, la solidarietà e la fratellanza significa colpire qualcosa che appartiene a tutta la comunità.
Il paradosso è che il cedro era stato collocato proprio per trasmettere un messaggio positivo: ricordare che, anche in un mondo attraversato da conflitti e tensioni, esistono persone che lavorano per costruire ponti anziché muri. Chi lo ha distrutto ha dimostrato soltanto una profonda povertà culturale e civica.
Un albero può essere abbattuto, ma il significato che rappresenta non può essere cancellato da un gesto tanto stupido quanto meschino. Se davvero il Cedro del Libano era il simbolo della pace, allora la risposta più forte a questo atto sarà ripiantarne un altro. Perché chi costruisce lascia tracce durature; chi distrugge lascia soltanto amarezza.
E forse è proprio questa la lezione più importante: il vandalismo spezza un tronco, ma non può spezzare i valori che quel tronco rappresentava. Gli autori di questo gesto hanno distrutto una pianta. Gli Alpini e la comunità di Borgaro hanno ora l'occasione di dimostrare che la memoria, il rispetto e la pace hanno radici molto più profonde di quelle di qualsiasi albero.

