Ven, 12 Apr, 2024

Torino

La chiusura del Goethe Institut di Torino ha già fatto la sua prima vittima: dimissionaria la presidente Carola Lentz

La chiusura del Goethe Institut di Torino ha già fatto la sua prima vittima: dimissionaria la presidente Carola Lentz

Mentre non si aresta la battaglia del Comitato "Salviamo il Goethe" che ha già raccolto l'adesione del Governo, della Regione e della Città

Sempre più complicata e contraddittoria la situazione dello storico Goethe Institut di Torino, destinato alla chiusura dalla Casa Madre tedesca. E in questo quadro difficile sono arrivate anche le dimissioni di Carola Lentz, presidente della direzione della sede subalpina che ha annunciato nei giorni scorsi di non voler più rinnovare il proprio mandato.    

Intanto il Comitato “Salviamo il Goethe a Torino” continua la sua battaglia  per salvare l'importante ente culturale.

«Nel rivendicare il diritto a mantenere in vita il Goethe-Institut di Torino per le ragioni più volte esposte - spiega il presidente Luciano Cravino - come è stato richiesto da una vasta platea di soggetti - dai rappresentanti del Governo italiano, della Regione Piemonte, dalla Città di Torino, dal mondo imprenditoriale, dalle forze sindacali, dalla società civile e dal mondo della cultura - invitiamo la direzione del Goethe-Istitut a sospendere le procedure in corso di    licenziamento del personale della sede di Torino e  a consentire la ripresa delle attività didattiche interrotte (con conseguente grave pregiudizio economico per l'Istituto stesso),  ribadiamo con forza che la richiesta corale, finora proditoriamente inascoltata, di riconsiderare la decisione di chiudere la sede di Torino, trovi finalmente ascolto presso gli organi decisionali competenti (la direzione centrale di Monaco, il Governo tedesco, il suo Ministero degli Affari Esteri». 

La richiesta di Torino e del Piemonte

«La Germania non può ignorare che gli scopi costitutivi di un Istituto di Cultura tedesco del peso storico del Goethe  - prosegue Cravino - non possono essere ridotti al rango di obiettivi di marketing commerciale, secondo l'interpretazione che vorrebbe dare del suo Statuto una parte dei membri del 'Vorstand' e del 'Präsidium'. Il Goethe è l'ambasciatore della cultura tedesca all'estero.   Auspichiamo che cresca rapidamente la consapevolezza, nel mondo politico e culturale tedesco, della necessità di evitare una scelta drammaticamente deleteria e offensiva di cui la Germania Federale, membro co-fondatore nell'Unione Europea, si renderebbe responsabile, assicurandosi per di più un danno d'immagine che si ripercuoterebbe su sé stessa e sulle relazioni italo-tedesche».

Secondo Cravino la chiusura dei Goethe-Institut in Europa (in modo particolare di realtà storiche come Torino) «è un atto grave, indegno di un grande Paese come la Germania, e getta un'ombra inquietante sugli organi decisionali preposti, responsabili di questa decisione, che ne incrina drammaticamente la credibilità. Questa decisione, ripetutamente citata come irrevocabile - con un brutto aggettivo stolido, frutto di una visione miope e improntata a una mentalità superficialmente efficientistico-tecnicistica - va a produrre una perdita significativa sul piano della molteplicità culturale e del dialogo tra le nazioni, che in un mondo globalizzato può soltanto generare una diminuzione della reciproca comprensione, della tolleranza e della solidarietà (cui s'ispira invece proprio lo Statuto del Goethe). Questo, mentre si leva un instancabile coro di proteste dalle realtà colpite da tali incondivisibili propositi di riallineamento (questo il termine colmo di retorica ipocrisia con cui si esprimono i 'geniali' esperti di marketing, ideatori del futuro nuovo assetto commerciale della nascitura «impresa centrale (o ‘franchisor’)» di Monaco)».

E i 1.000 iscritti ai suoi corsi e le 1.200 certificazioni internazionali annue esprimono chiaramente la sua importanza.

Un piano arrogante che allontana il Goethe dall'Europa

«Le sue attività, sostenute e rese possibili anche con il denaro del contribuente piemontese (grazie ai finziamenti ottenuti negli anni dalla Città, dalla Regione e da altri enti territorioali ndr) non possono venire interrotte sulla base di scelte di funzionari avulsi dalla realtà in cui opera il Goethe a Torino - prosegue ancora Cravino -  e indifferenti di fronte al valore storico, culturale ed economico della sua interazione con il territorio. In questa difficile fase della Storia, con una guerra alle porte, i Paesi dell'Unione Europea sono chiamati a puntare a una sempre maggiore coesione, per rafforzare le proprie strutture produttive e la propria identità politica e culturale, pur nel rispetto delle reciproche diversità, per di più di fronte alle sfide prospettate dai profondi mutamenti in atto negli assetti mondiali» mentre gli orientamenti degli attuali dirigentisembrano voler puntare all'effetto contrario «cancellando capisaldi strutturali della propria presenza storica, proprio all'interno del nostro continente, in un momento in cui assistiamo alla recrudescenza delle spinte populistiche e antidemocratiche di movimenti che hanno il potenziale di disgregare la nostra società»

E conclude «le sedi che la Direzione di Monaco ha deciso di cancellare colpiscono in special modo Francia e Italia. Viene da pensare che questa decisione abbia decisamente un sapore più politico che gestionale. Il Goethe-Institut di Torino, prima sede in Italia e seconda nel mondo, dopo Atene, è da 70 anni una presenza viva, integrata nel contesto culturale e funzionale agli obiettivi di sviluppo del tessuto produttivo del territorio piemontese. Proprio la lingua tedesca sarà, paradossalmente, la lingua ospite al prossimo Salone Internazionale del libro di Torino. E proprio l'Italia sarà il paese ospite alla prossima Buchmesse di Francoforte. A Monaco sanno come coniugare la più disinvolta spregiudicatezza con la leggerezza tersicorea di un elefante tra le porcellane».

 

 

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